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 In Forlì-Cesena

L’internazionalizzazione è maggiore nel forlivese che nel riminese

L’export emiliano romagnolo rappresenta il 13,5% del commercio estero italiano.  Nel 2016 ha prodotto ricavi per 41.670.944.766 di euro. A livello provinciale abbiamo già analizzato l’andamento delle esportazioni della provincia di Bologna, Ferrara e Piacenza. Come se l’è cavata invece la Romagna?

La propensione all’export oltre il 40% in Emilia Romagna

L’export si è dimostrato un importante strumento per combattere la crisi economica in Regione. L’Emilia Romagna nel 2015 ha dimostrato una propensione al commercio estero del 42,1%. Un anno più tardi questa percentuale è salita al 42,7%. Il risultato dell’Emilia Romagna è stato nettamente maggiore rispetto a quello italiano, infatti la Penisola nel complesso ha segnato il 28,4% di propensione all’export.

La tendenza della regione ad aprirsi e a sfruttare i mercati esteri con i suoi prodotti d’eccellenza, come il parmigiano o il prosciutto, non si è rispecchiata in tutte le province. Nel rapporto sull’economia della Romagna e di Forlì-Cesena si può infatti notare come il territorio abbia avuto una propensione all’export molto inferiore alla media regionale. Il grafico in alto mette a confronto questo indicatore nelle province di Forlì-Cesena, Rimini, del territorio romagnolo, della Regione e dell’Italia nel 2015 e nel 2016.Questo dato è il frutto del rapporto tra il valore delle esportazioni 2016 e il valore aggiunto 2015.

I dati del 2015 mostrano come Forlì-Cesena si sia difesa bene a livello territoriale. La propensione alle esportazioni è stata del 30%. Non così positiva invece quella di Rimini, che si è accontentata del 21,6%. Nel complesso quindi la tendenza all’export della Romagna è stata del 26,6%. Lo scorso anno il risultato è stato in crescita in tutti i territori considerati. La propensione all’export regionale è aumentata dello o,6%, quella nazionale dello 0,3%. A livello provinciale quella di Forlì-Cesena è arrivata quasi al 31%, nel riminese invece non ha oltrepassato il 24,3% (+2,7%). La Romagna nel complesso quindi ha registrato una propensione al commercio estero del 27,9%.

Le aziende della Romagna sono aperte verso l’estero, ma non abbastanza

Il grado di apertura mostrato verso i mercati esteri dalle imprese della provincia di Forlì Cesena è stato del 47,7%, di 13 punti percentuale maggiore rispetto a quello di Rimini (34,1%). Anche in questo caso l’Emilia Romagna ha mostrato una maggiore tendenza ad interagire con l’estero. Nel complesso le province emiliano romagnole infatti hanno registrato un tasso di apertura maggiore rispetto alla media delle aziende nazionali. Il grafico in alto mostra i valori percentuali di questo indicatore nei diversi territori messi a confronto.

L’Emilia Romagna quindi ha superato il 67% come grado di apertura, mentre l’Italia si è fermata poco oltre un buon 53%.

L’export della Romagna per settore

Il grafico in chiusura mostra l’export per settore della Romagna. Le merci, provenienti da Forlì-Cesena e Rimini, più richieste all’estero sono stati i prodotti della manifattura locale. Le imprese di questo comparto hanno ottenuto ricavi superiori ai 5 miliardi nel 2016, in crescita di quasi il 7% rispetto al 2015. Al secondo posto gli esportatori di abbigliamento e pelletteria, in questo caso l’export ha superato il  miliardo. Anche i produttori di macchinari hanno ottenuto più di un miliardo di ricavi dal commercio estero.

I dati si riferiscono al 2015-2016

Fonte: Camera di Commercio della Romagna e Istat

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