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 In Bologna

Questa la cifra evasa accertata tra febbraio 2009 e marzo 2016 in Emilia Romagna

Il grafico mostra i dati sull’ultimo rilevamento in merito all’evasione fiscale nel Comune di Bologna.

La voluntary disclosure e il recupero di 300 milioni di euro

La Guardia di Finanza nel 2015 ha svolto 85.373 operazione di controllo e contrasto all’evasione fiscale. Altre 19.858 sono state le indagini svolte dalla polizia giudiziaria nell’ambito della lotta ai reati tributari, al lavoro sommerso e al contrabbando.

La Relazione sull’evasione fiscale e contributiva 2016 del Ministero dell’Economia e delle Finanze sottolinea come le nuove attività di intelligence e prevenzione abbiano permesso di ottenere dei risultati migliori.

L’Agenzia delle entrate nel 2015 ha recuperato circa 15 miliardi di euro di contributi evasi, di cui 7,7 miliardi sono stati frutto dagli accertamenti formali. Altri 7 miliardi circa sono state somme riscosse tramite controlli automatici delle dichiarazioni Irpef. Infine 300 milioni sono stati frutto della voluntary disclosure.

In Lombardia, Liguria, Emilia Romagna e Basilicata sono stati recuperati tra il 16% e il 26% di evaso in più nel 2015.

La tax gap Imu

Uno degli indicatori che è stato considerato per stimare il livello di evasione fiscale in Italia e in Emilia Romagna è stato il tax gap Imu, con questa espressione è stata definita la differenza tra il gettito IMU teorico e il gettito IMU
effettivo. Il gap è appunto lo scarto tra il gettito che il comuni dovrebbero incassare e quanto è stato realmente riscosso dagli enti.

La differenza Imu nel 2014 è stata stimata intorno a 5,3 miliardi. È stato solo il 27,2 per cento del gettito Imu teorico. La differenza tra la l’imponibile Imu prevista e quella effettiva è stata di circa 693 miliardi di euro.

Se si considerano i dati regionali il tasso del gap Imu è stato molto vario. In Calabria, ad esempio, si è raggiunto il picco del 40,3%, mentre il Valle d’Aosta lo scostamento tra ipotizzato e riscosso è stato solo il 12,7%. Tra le regioni con il maggiore tax gap ci sono state la Campania (37,4%), il Lazio (34,3%) e la Basilicata (33,9%). Tra quelle invece che hanno registrato i tassi minori ci sono state Trento (19%) e l’Emilia Romagna (19,4%).

Ecco quanto segnalazioni di evasione fiscale per regione

Le segnalazioni di elusione dei tributi dovuti sono state raccolte dal Mef, il grafico qui in alto mostra quante sono state tra il febbraio del 2009 e il marzo del 2016. L’Emilia Romagna è stata la regione che ha presentato il maggior numero di segnalazioni (29.734) che hanno permesso di riscuotere ben 32 milioni e 615 mila euro su 96 milioni e 676 mila euro evasi. Al secondo posto la Lombardia e la Toscana. Nelle regioni del Sud invece il minor numero di chiamate per operazioni sospette, in Basilicata ce n’è stata solo una e in Trentino 7.

Il grafico qui in basso mostra invece quanto è stato recuperato grazie alle segnalazioni di evasione fiscale per regione e a quanto ammonta la cifra evasa secondo le stime. In Lombardia ad esempio l’imposta accertata è stata di più di 94 milioni di euro, ma sono stati riscossi solo circa 25 milioni e 900 mila di euro.

Le misure contro l’evasione fiscale a Bologna

Sul fronte delle azioni di contrasto all’evasione dei tributi locali il Comune di Bologna ha realizzato solo negli ultimi tre anni un recupero di oltre 40 milioni di euro. Con riferimento all’evasione su tributi erariali, dal 2012 ad oggi ha inoltrato 569 segnalazioni qualificate, attività che ha portato, fino ad ora, ad una compartecipazione di 1.409.155 euro,

Il nuovo sistema di prevenzione e recupero di tributi evasi consiste in una collaborazione tra tecnici comunali e Agenzia delle Entrate e Guardia di Finanza. Si crea una vera e propria catena di monitoraggio. I tecnici comunali segnalano le operazioni sospette all’Agenzia delle Entrate che verifica e in casi complessi e che necessitano di investigazioni allerta la Guardia di Finanza.

I casi sono partite Iva sospette, dichiarazioni Isee anomale, iscrizioni al registro dei residenti all’estero (Aire), falsi enti non commerciali. O ancora si tratta di collaboratori domestici non dichiarati, lavori edili in nero, cessioni di terreni edificabili, proventi per la concessione degli spazi per l’installazione di impianti di telefonia non dichiarati, plusvalenze da cessione di licenza di aziende.

I dati si riferiscono al: 2009-2016

Fonte: Mef

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